Green Pass al ristorante, le precisazioni sui controlli

Green Pass al ristorante, le precisazioni sui controlli

Ecco alcune informazioni sul Green Pass al ristorante e sulla richiesta della carta d’identità

Da un mese a questa parte si rincorrono le notizie sui controlli nei bar e nei ristoranti in merito al Green Pass.
Come saprete, gli ospiti possono essere accolti all’interno solo se muniti di Green Pass, anche detto Certificato Verde.
Insomma, i ristoratori ora diventano controllori. Su questo ‘ruolo’ e sul provvedimento si sono sentite più campane, tra contrari e consenzienti. Ora che l’obbligo è entrato in vigore emergono dubbi e irregolarità.

Chi effettua i controlli

I dubbi sono sorti in un batter d’occhio dall’entrata in vigore dell’obbligo. Molti ristoratori non si sono limitati a verificare la presenza del certificato (rilasciato a vaccinazione avvenuta o per tampone eseguito nelle ultime 48 ore o se si ha contratto il Covid negli ultimi sei mesi), ma hanno chiesto ai clienti anche di esibire la carta d’identità.
È stato chiarito che i ristoratori e i titolari delle altre attività sono obbligati a chiedere il green pass ai clienti, ma non il documento di identità. Dovranno invece farlo «quando appaia manifesta l’incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione»
A questo si aggiungono i controlli ‘a campione’ da parte delle forze di polizia, pienamente impegnate per garantire il rispetto delle regole sull’uso del certificato, e l’attuazione dei controlli rappresenta un passaggio delicato, con l’obiettivo primario di tutelare la salute pubblica.

Le considerazioni della Fipe sul green pass

Sul tema si è inevitabilmente espressa la Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che sostiene che il ritorno alla stagione delle misure restrittive sulle imprese deve essere scongiurato in ogni modo e lo strumento migliore per raggiungere il risultato sia proprio il Green pass. Perché ciò si realizzi, secondo la Fipe, occorre collegare l’utilizzo progressivo del Green pass all’evoluzione del quadro epidemiologico prevedendo che il cambio di colore delle regioni si accompagni proprio ad un uso più estensivo del certificato.

In questo modo si raggiungono tre risultati: si incentiva la campagna di vaccinazione; non si penalizza la stragrande maggioranza degli italiani che hanno scelto responsabilmente di vaccinarsi; non si ferma neppure una sola impresa.

Lettera al premier Draghi

Si legge questo, in sintesi, la posizione di Fipe Confcommercio, nella lettera del presidente di Fipe Lino Enrico Stoppani indirizzata al premier Mario Draghi e ai ministri competenti GaravagliaGiorgetti e Speranza. Una lettera analoga è partita dalle associazioni territoriali all’indirizzo dei rispettivi Governatori di Regione.

“Serve un cambio di passo – sottolinea Stoppani – per fare in modo che la massiccia campagna vaccinale non solo prosegua speditamente ma serva proprio a coniugare la tutela della salute con la salvaguardia dell’economia. Ancora oggi, purtroppo, se peggiora il quadro sanitario si interviene con misure restrittive sulle imprese. Ora, con 36 milioni di persone vaccinate con doppia dose, è possibile cambiare approccio. La nostra proposta è quella di estendere progressivamente l’uso del Green Pass, collegando i livelli di rischio con cui si classificano le regioni all’utilizzo progressivo della certificazione verde: man mano che peggiora il quadro sanitario, si amplia la platea di attività e servizi nei quali si accede con il Green pass. Ci sembra il modo migliore per incoraggiare la campagna di vaccinazione, tutelare la libertà di chi ha scelto responsabilmente di vaccinarsi e superare definitivamente la faticosissima stagione delle chiusure o limitazioni alle attività, in particolare proprio dei Pubblici Esercizi. È anche una questione di equità: dopo molti mesi di sacrifici, sarebbe infatti incomprensibile ricadere nelle maglie di nuove chiusure e restrizioni per causa di chi, dopo nove mesi di campagna vaccinale, sceglie ancora oggi liberamente di non vaccinarsi, aumentando con questa scelta individuale il rischio collettivo di assumere nuovi costosissimi provvedimenti, in termini sanitari, economici e sociali”


E voi cosa ne pensate?

Giulia

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